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Si ma gli altri?

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Sì ma gli altri?

è la risposta classica dei miei nuotatori quando chiedo una correzione.

Probabilmente é la risposta più umana, la più corrispondente alla condizione di essere vivente, dato che è così ricorrente. Eppure nello sport è evidente che ci si dovrebbe distinguere. Distinguere significa fare quello che gli altri non fanno.

(come faccio a toccare prima se faccio le stesse cose che fa l’altro? Al massimo tocco insieme.) é questa la regola.

Non posso essere meglio degli altri se faccio quello che fanno gli altri. Devo per forza fare qualcosa di diverso. Perché allora questa regola salta?

Se questa regola fosse evidente, il tentativo di fare diversamente sarebbe altrettanto evidente, verrebbe espresso, sottolineato, ricercato.

L’intervento dell’allenatore non dovrebbe essere chiedere di fare qualcosa di diverso, ma cercare che questo diverso non diventi motivo di invidia eccessiva e di conflitto, ma di desiderio di emulazione e di competizione.

Quindi le risposte sono due:

1) non è vero che voglio distinguermi. Il mio obiettivo è omologarmi, uniformarmi, fondermi negli altri (guai ai diversi)

2) non mi sono posto il problema e sono lì per sbaglio.

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